|
|
La scuola elementare ha oltre cento
anni
Quelli che precedono la fondazione della scuola di Baricella
sono anni che vedono insieme all'incremento della popolazione, la crescente
consapevolezza da parte delle amministrazioni pubbliche della necessità
di porre rimedio al problema dell'analfabetismo che nelle zone rurali
sfiorava percentuali del 97%.
E' del 1859 la legge Casati che imponeva due anni di istruzione obbligatoria;
all'inizio del Novecento però ancora la metà dei bambini
non andava a scuola dovendo contribuire con il proprio lavoro al sostentamento
della famiglia.
Inizialmente le poche classi per l'insegnamento elementare a Baricella
furono ospitate presso l'edificio dell'Opera Pia dei Poveri Vergognosi,
condiviso con gli uffici dell'amministrazione comunale, ma l'aumento demografico
e la necessità di migliori condizioni igieniche portarono le autorità
a richiedere al governo monarchico l'autorizzazione alla costruzione di
un edificio più idoneo. L'autorizzazione che diede inizio ai lavori
fu concessa dal re Umberto I con il Regio decreto del 12 luglio 1895.
All'inaugurazione erano presenti, oltre al Sindaco Antonio Tassoni, il
Regio Ispettore Scolastico Cesare Zavoli, padre del noto giornalista Sergio
e numerosi insegnanti provenienti dalle vicine frazioni del Comune e dalle
Scuole di Minerbio.
Le classi erano cinque e raccoglievano inizialmente 72 alunni iscritti,
diventati col tempo 190, mentre l'ultimo piano della scuola ospitava gli
alloggi degli insegnanti; ormai erano lontani i tempi testimoniati da
un'ignota insegnante in una malacopia impolverata ritrovata in un armadio,
in cui "l'aula era la cucina di un appartamento dove mancava tutto
e l'insegnante, aiutata dagli alunni più alti e robusti, portava
nella stanza i banchi necessari, un tavolino che nessuno usava, un armadietto
provveduto personalmente, una sedia prestata dal parroco
".
La maestra annotava inoltre che "
l'aula avrebbe bisogno di
essere ripulita, è fredda e un po' umida, le suppellettili sono
in cattivo stato
".
Durante un trasloco all'interno della scuola insieme ai "
soliti
vecchi e brutti banchi che la Montessori chiama giustamente strumenti
di tortura
", agli armadi che ricordavano quelli delle sacrestie,
agli antichi pallottolieri di legno, sono ricomparsi i "Registri
della Classe" nei quali la cronaca di vita della scuola e le osservazioni
degli alunni avevano il sapore lontano di un tempo in cui i bambini venivano
descritti come "
tanti uccellini al primo volo che odorano ancor
di nido ed hanno negli occhi quella meravigliosa espressione statica e
incantata dell'età innocente
".
Queste cronache rimandano ad una scuola mal riscaldata da stufe "
a
legna verde che bruciando riempiono l'aula di fumo
", con la
luce elettrica che spesso se ne andava, con i pavimenti di cemento puliti
con la nafta che rendeva appiccicoso tutto ciò che cadeva a terra,
nella quale le frequenti visite del geometra comunale, si legge in antichi
documenti, non erano sufficienti a migliorare la situazione, ma dove si
respirava la passione degli insegnanti che hanno dato forma e colore alla
cultura di questa terra. Fra i primi ricordiamo Maria Pezzoli Bignardi,
Anna Rossi, Vincenzo Devoti che ogni anno, qualche giorno prima dell'inizio
della scuola, facevano il giro delle famiglie per convincere i genitori
a mandare a scuola i figli.
|
|